Edizione 2010

Musica dal vivo

Jack Oblivian

giovedì 10 giugno 2010
Foto: Don Perry

Jack “Oblivian” Yarber dei Tearjerkers è stato una figura chiave dell’influente gruppo Compusive Gamblers di Memphis e dei leggendari The Oblivians, gruppo garage-punk degli anni ’90. Dopo il loro scioglimento Jack ha continuato a pubblicare album e a promuoverli con frequenti tour. Il cantautorato di Yarber ha continuato da allora ad evolversi e a trasformarsi, senza mai appoggiarsi agli album precedenti.

Yarber ha inoltre lavorato con tanti altri gruppi: The Cool Jerks, Loose Diamonds, The Limes, ’68 Comeback, Tav Falco, South Filthy, The Natural Kicks, The Brand New Love Affairs e The Knaughty Knights solo per citarne alcuni.

L’album “The Flip Side Kid” è stato pubblicato come CD alla fine del 2006 dalla sua storica etichetta, Sympathy For the Record Industry. In seguito Yarber ha comunque deciso di pubblicare il vinile a proprie spese, stampando personalmente dischi e buste dietro l’alias dell’etichetta Dirt Cheap Date.

Jack ha recentemente completato l’LP “The Disco Outlaw”, acclamato dalla critica e pubblicato dalla Goner Records.

Harlan T. Bobo

giovedì 10 giugno 2010
Foto: Don Perry

Non molte persone riescono a far sembrare attraenti o, dio ce ne scampi, sexy, la maturità e la mondanità. Harlan T. Bobo, età non pervenuta, ne è sicuramente in grado. “I’m Your Man” è solo il suo secondo album, ma lui riesce a sembrare stanco del mondo in maniera genuina, se non (come ammetterebbe lui) particolarmente saggio.

Sulla traccia strimpellata allegramente che dà il titolo all’album, seduce una donna dicendole che ne tratterà i figli come se fossero i propri — un quasi comico eufemismo per una espressione di adescamento tradizionale nel blues. Bobo non prova nemmeno a passare per uno gioviale: “Salto le feste e evito tutti i tuoi amici”, canta candidamente, con un verso che evoca una scena di avance disperate e infime aspettative. Allo stesso modo, l’osservazione “Una donna pragmatica è l’unico tipo di donna che può fare di me un uomo buono,” da “Pragmatic Woman,” suggerisce conti correnti scoperti, stanze in disordine e una donna con un grosso problema per le mani.

Cantando con una voce da tenore ruvida e da bancone del bar che trattiene appena le sue ironie, irritazioni e insicurezze da ragazzo quasi uomo, Bobo vede l’ironia in questi versi, ma non suona mai le sue canzoni semplicemente per due risate. L’album suggerisce che lui sappia che ha perso tempo e che ha meno occasioni per questo motivo: “Non faccio ciò che dovrei,” canta in “My Life”, “per rendere bella la mia vita”.

Mentre le sue occasioni scivolano via, vede la morte incombere appena un po’ più in là dei propri versi. “My Life” e “Last Step” si preoccupano della fine inevitabile, ma una simile gravità dà di gomito ad una leggerezza ammiccante. In “Baptist Memorial”, con i suoi cori doo-wop e un organo che pulsa come un cardiofrequenzimetro, lo vediamo ricoverato in ospedale; mentre i dottori lo scoraggiano dall’affaticarsi e dalla sovreccitazione, tutto ciò a cui riesce a pensare è la focosa RN e “a una volta che ti sei travestita da infermiera / Ci hai fatto davvero eccitare”.

JP Keith

giovedì 10 giugno 2010
Foto: Don Perry

John Paul Keith è cresciuto nella periferia di Knoxville, figlio di un camionista. Ha imparato a cantare in chiesa e ha imparato a suonare la chitarra quando a dieci anni suo padre gli ha regalato un’acustica ed una copia di “Golden Hits” di Chuck Berry e di “The Best” di B. B. King. Era la prima musica che avesse mai sentito che non fosse country o spiritual — non scoprì i Beatles se non poco prima del liceo. Già all’età di diciassette anni attirava grandi folle a Knoxville come membro dei Viceroys, ma lasciò il gruppo quando firmarono per un contratto perché non gli piaceva la direzione che la musica stava prendendo. A ventun anni si trasferì a Nashville e formò il suo gruppo, e pochi mesi dopo firmò un contratto con la Sire. Era una ascesa improvvisa per un ragazzo che tutti nell’industria musicale stavano tenendo d’occhio — e che si volevano accaparrare.

John Paul Keith può riassumere il resto in poche righe. Dice tutto quello che serve sapere su di lui nei primi trenta secondi di “Spills and Thrills”, il suo umile e spensierato capolavoro di debutto, contenente canzoni così senza tempo e ben curate che si potrebbero scambiare per b-side sconosciuti di un disco honky-tonk. Sopra una batteria cadenzata e una Telecaster sparuta, Keith canta “Beh, sono giusto sui soldi ma non sono mai puntuale / Un passo avanti, due indietro / E non sono mai stato fortunato, e non sono mai stato alla moda / Ho avuto solo un bel po’ di mal di testa quando ho aperto la bocca.”

I Selvaggi

martedì 15 giugno 2010

I Selvaggi urlano la nuova musica – il Beat-Punk, un “non genere” che mescola principalmente i primi Beatles con l’irruenza del Punk e la melodia mista all’ingenuità tipica dell’italico Beat dei sessanta.

Cuore Beat, scorza Punk appunto.

I Duri

giovedì 17 giugno 2010

“Giangi voleva un gruppo duro, e l’ha avuto!”

Proprio così, il virtuoso della 6 corde non riusciva più a starsene a casa a dividersi tra chitarra acustica, banjo, dobro, musicman in versione pulita, bluegrass, country-pop… tutto ciò lo appassionava ma forse non lo soddisfava del tutto. Fu così che la sua indole dura lo portò ad architettare un nuovo progetto musicale, i quali MEMBRI sono stati chiari fin da subito nella sua mente: il durissimo decise di chiamare a rapporto i 4 elementi prescelti, che non esitarono ad accettare. I Duri propongono un rock-metal con influenze southern caratterizzato da 2 chitarre durissime, un basso duro, una batteria ancora più dura e una voce potente e fuori dagli schemi. Che Phil Anselmo sia con noi!

Atlanto

giovedì 17 giugno 2010
Foto: Elisabetta Basili

Questo è il nome della band vicentina che nasce dall’evoluzione degli Okkupato e dall’esperienza di ben 9 anni di attività musicale, 2 CD, diverse partecipazioni in compilation e oltre 130 date in gran parte dell’Italia.

Insieme a all’etichetta “Emmeciesse Publishing” e “Vivaniente Booking” presenteranno l’atteso album dal titolo “L’uomo, il suo sogno e il nuovo giorno” a partire dal 27 marzo 2010.

“L’UOMO, IL SUO SOGNO E IL NUOVO GIORNO”. Un viaggio nella musica e nei sentimenti che avvolgono ogni uomo raccontato attraverso il rock energico, romantico ed eclettico degli ATLANTO, che oltre al consolidato set elettrico nel loro nuovo lavoro(inciso presso l’Hate Studio di Rosà) hanno voluto esplorare più a fondo anche la dimensione acustica.

Rue De Van Gogh

giovedì 24 giugno 2010

Rue De Van Gogh nascono come progetto duo nel 2005 con Jacopo, cantante e chitarrista dei Welch (Heartfelt music) e Riccardo, anch’esso batterista Welch, 7Note in nero, Ornaments e Workout quintet. Hanno all’attivo un EP di 4 brani autoprodotto del 2006, e un disco completo di otto pezzi del 2009, sempre nell’ambito autoproduzioni, con la collaborazione di Gionata Mirai (Teatro degli orrori/Super elastic bubble plastic) e Sara Ardizzoni (Pazi Mine) in due brani del disco.

Originari di Mantova e Verona, completano il trio con il neo inserimento di Luca al basso (bassista di the Death of Anna Karina e chitarra di Irma vep). Da anni calcano i palchi della scena underground, non solo della penisola ma anche europea.

BadLoveExperience

giovedì 1 luglio 2010

La coniugazione del verbo rock’n’roll con un occhio sempre aperto sul passato e i piedi ben piantati nel presente; la volontà, tanto naturale quanto concreta, di scrollarsi di dosso etichette preconfezionate; lo sviluppo di un suono che, volente o nolente, risponde al proprio nome; un’attitudine intima per la protesta e una lucida presa di coscienza sullo stato delle cose attuale. Tutto questo è Rainy Days, il secondo album dei BadLoveExperience.

Rainy Days esce a tre anni di distanza dall’eponimo esordio per Mabel records che ha ricevuto la candidatura dai tipi del Mucchio Selvaggio per il premio “Fuori dal Mucchio” - riservato al migliore album d’esordio di un artista o gruppo italiano (nello specifico per la stagione musicale 2006-2007).

Reduci da una breve apparizione nel nuovo film di Paolo Virzì, La prima cosa bella, dove vestono i panni del gruppo rock beat ‘Le nuove dimensioni’, i BadLoveExperience si ripresentano con una formazione ampliata e un suono più maturo. Al trio base formato da Valerio Casini (classe 1985, voce e chitarra), Emanuele Voliani (classe 1985, basso e voce) e Gabriele Bogi (classe 1985, batteria), si è unito Claudio Laucci (classe 1982, piano, organo e cori), già parte del trio Le Gorille. Anche grazie a questa aggiunta ora in casa BadLoveExperience il rock viene coniugato in una forma più ampia. Una forma che ha convinto in primo luogo Justin Perkins a occuparsi della produzione musicale. Justin, fonico e produttore degli Smart Studios (www.smartgeeks.com) di Madison (Wisconsin) di proprietà dei produttori Butch Vig e Steve Marker, tra gli altri ha già lavorato con Ben Weasel, The Leftovers, The New Kentucky Quarter e The Good Luck Joes. La masterizzazione invece è stata effettuata in analogico ai Mastermind Productions di Milwaukee da Trevor Sadler (già al lavoro, tra gli altri, per David Byrne e Peter Gabriel).

Nel disco, concepito a Livorno, una delle città col tasso rock più alto d’Italia - nonché luogo di provenienza di tutti e quattro i membri della band - si respira a più riprese l’aria di quella Londra musicalmente (e non solo) più affascinante, del suo passato più suggestivo e quindi ribelle, cool, sexy, libertino (vedi Ballad Of A Libertine) o ancora bohémien; l’aria soffiata dalla ‘Swinging London’ in poi, insomma. Ecco così 21st Century Boy, il primo singolo estratto, in cui i BadLoveExperience raccontano come vivono l’individualismo sfrenato della loro generazione; The Days, un inno al mestiere tanto difficile quanto bello del musicista; o ancora Break Away, in cui si parla della fame di celebrità degli artisti con un invito a “separare la bellezza dalla gloria”. Il titolo dell’album, Rainy Days, è una metafora che ben sintetizza questi e altri testi più sofferti (vedi Mr&Mrs Beloved o All The Heroes, Unfamous People).

Rainy Days esce in vinile per Hollow Tree e in cd per Mabel records e Inconsapevole records.

Vermillion Sands

giovedì 8 luglio 2010

I Vermillion Sands sono nati nell'aprile 2008. Hanno cominciato con un paio di canzoni, “Wake Me When I Die” e “Mary”, scritte dalla cantante e compositrice Anna e arrangiate da Nene, il bassista che lavora allo studio di registrazione OutsideInside.

Il 7" è stato stampato da Gigi della Rijapov Records e contiente le prime due canzoni oltre a “Would You Kindly Direct Me To Hell”, una pezzo vagamente country con testi ispirati a Dorothy Parker.

A questo punto si sono aggiunti Krano (chitarra) e Caio (batteria), e i Vermillion Sands hanno cominciato a suonare come gruppo vero e proprio. Hanno girato l'Europa con un paio di tour, suonando in 20 città diverse. Più tardi hanno pubblicato altri tre dischi: The Fat Possum In The Wood (Rj012 su Rijapov Records), registrato assieme agli amici Movie Star Junkies e l'ultimo Miss My Gun Out per Sacred Bones. Il loro album sta per uscire per l'etichetta tedesca Alien Snatch.

Marziano

giovedì 15 luglio 2010

Caso

giovedì 15 luglio 2010

“…ma io non ho mai avuto band di riferimento e tutto quello che canto è solo quello che penso, e siano trecento i paganti o soltanto tre amici per me fa lo stesso. Con la chitarra di legno scordata e la voce stonata, senza palco, senza gli amplificatori potenti, sia questa musica di nicchia o di merda ciò che conta è che sia onesta.” – Caso

The Tunas

giovedì 22 luglio 2010
Foto: Müge Yilmaz

Si formano all’istituto d’arte di Bologna all’alba del nuovo millennio dall’incontro di Frabbo (voce e chitarra) e Davide (chitarra). Qualche disco scambiato, stravaganti compilation su nastri C90 e via, il gioco è fatto. Decidono di chiamarsi the Omens e suonano più o meno come il solco di un vinile di ‘Teenage Shutdown’: nessuna sfumatura, se non qualche testo in italiano e “i ragazzi dello shake” di Gianni Morandi in scaletta.

Per un buon biennio qualcuno sgrana gli occhi alle feste delle scuole, c’è chi sfotte, altri gradiscono, altri ancora non se ne capacitano, e intanto la sezione ritmica cambia di continuo. All’inizio del 2003 l’apparizione sul palco come gogo-girl-no-stop-dancing di Erica, compagna di classe del Frabbo, è lo spartiacque: nascono i (the) Tunas. Di lì a poco l’avvento di due nuovi membri, dietro i tamburi (Tony Tuna II) e sulle quattro corde (Lawrence Cleanhead), dà stabilità alla formazione e dilata le influenze: cominciano a girare dischi di hardcore e punk rock americano prima, di northern soul e black music poi. Il suono cambia e i concerti si moltiplicano in giro per l’Italia.

Entrano in studio nella primavera del 2005: due pezzi finiscono sul singolo “I want you (dead)” (Psych-Out, 2006), altri due su alcune raccolte del circuito garage nazionale. Il resto dà vita al debutto “the Tunas… au gogo” (Gravedigger’s, 2006), uno spaccato di rock’n’roll amfetaminico e squilibrato di chiaro stampo sixties, segnato da incursioni Stax e Motown, che si guadagna ottime recensioni sulla stampa specializzata e non. Nel maggio 2006 partono per un tour in Spagna di due settimane, insieme agli svedesi the Manikins - un’esperienza che, nel bene e nel male, li segna irreparabilmente.

Alla fine dell’estate Antonio è sostituito da un batterista dai capelli rossi che suona come un negro, Ginger. Inizia il nuovo corso. Un tour in Sardegna, diverse spalle importanti, una nuova scorpacciata di registrazioni sulle bobine dell’Outside Inside studio di Montebelluna, un contratto discografico per i nuovi lavori, un’agenzia di booking. Si fa sul serio, i Nostri (per ora) mettono da parte gli sberleffi al pubblico e consolidano il proprio sound. Ci siamo, il bello deve ancora arrivare.

Leggins

martedì 27 luglio 2010
Foto: Stefano Calgaro

Giovanissimo power trio con un senso della melodia superiore alla media, i Leggins vantano un convincente e fresco sound internazionale. Le loro geometrie perfette e sincopate sono piaciute all’agenzia americana AMP Creative (Larry Clark, Samuel Stuart, Frankmusik, White Lies, Placebo), che decide di collaborare con loro distribuendo l’ottimo EP di esordio “Arrows & Slings”. Si dice che i loro arrangiamenti grintosi ed il loro math rock da dance floor abbiano addirittura conquistato Steve Aoki, il guru della nuova scena elettronica internazionale. Vibrano di emozioni intensissime i loro taglienti ritornelli, di energico romanticismo e di agguerrita decadenza tra post punk e new wave che conquista al primo ascolto.

Movie Star Junkies

giovedì 29 luglio 2010
Foto: Rockit

I Movie Star Junkies vengono da Torino, dove solitamente suonano in un club grande come un salotto, strapieno di gente, in cui alzano la temperatura di almeno 10 gradi e danno a tutti i presenti la preziosa sensazione di partecipare a qualcosa di speciale.

Hanno girato locali, scantinati e garage di mezzo mondo, da Atene a San Francisco passando per quasi tutto quello che ci sta in mezzo.

Hanno fatto uscire una miriade di singoli su etichette microscopiche provenienti da ogni angolo del globo, ma anche un concept album, Melville, perché anche chi non credeva di doverlo fare fosse costretto a prenderli sul serio.

Ora escono con il secondo album, A Poison Tree, per mettere tutti quanti di fronte al fatto compiuto: non si possono più ignorare questi cinque ragazzi che sul palco o più spesso sotto il palco, trascinano tutti quanti nel delirio come fecero i Ramones al CBGB's nel 1976, gli Stooges a Detroit nel 1969 e i Velvet Underground nel 1967, pur non suonando come nessuno dei tre gruppi citati.

A Poison Tree è un viaggio sinistro e demoniaco di otto canzoni nel loro immaginario fatto di canzoni senza tempo, murder ballads, rumorismi agghiaccianti e armonie perfette, fatto per trascinare l'ascoltatore nel loro mood oscuro e viscerale.

Ed è impossibile sfuggire.

Miss Chain & the Broken Heels

giovedì 29 luglio 2010
Foto: Antonio Campanella

Miss Chain ha qualche problema coi tacchi e pochi con il rock'n'roll.

Miss Chain: probabilmente o l'odierete intensamente o l'amerete alla follia. O entrambe le cose.

E non è sola. Disaster Silva ed i fratelli Barcella sono i Broken Heels!

...ed insieme sanno creare una miscela unica di ruvido POP, sixties beat e sogni anni '80.

Ma niente disco, look improbabili o musica trendy: semplicemente canzoni che toccano il cuore, l'anima ed i piedi! La band, nata come progetto solista/passatempo della giovane cantante/chitarrista Astrid Dante, ha preso vita dopo la pubblicazione del singolo d'esordio "Common Shell" per la Sonic Jett Records di Portland, a gennaio 2008, coprodotto dalla bresciana RIJAPOV Records.

Da allora, parecchie date in Italia, un tour negli Stati Uniti, un secondo singolo 7'' ("Boys & Girls") per la giapponese Dream On Records (esaurito in soli due mesi) ed un altro tour europeo che ha toccato Germania, Austria, Svizzera, Olanda e Svezia. Il terzo singolo, “Lie”, pubblicato dalla Shake Your Ass Records, già scopritrice di giovani e talentuose garage-band come Mojomatics, Love Boat e Rippers, ha permesso alla band ottenere un contratto con la storica Screaming Apple Records, il non-plus-ultra delle etichette Garage-Power-Pop mondiali, una vera garanzia di qualità.

L’etichetta tedesca pubblicherà a breve il loro album d’esordio, che verrà promosso con due nuovi tour in Europa ed America. Portatevi scarpe da ricambio, non si sa mai!

Teatro

Ballata per una Morte Bianca

martedì 22 giugno 2010

Compagnia: Teatro delle Ceneri

Un uomo si alza per andare al lavoro. Non è importante che lavoro faccia, è un uomo che si sveglia ogni mattina per andare a lavoro pensando ai suoi figli, a sua moglie. Va a lavorare. Ma al lavoro succede una disgrazia, si spacca l'asse di un ponteggio. Forse un carico sospeso si sgancia da una gru. Oppure una fuga di gas. L’uomo muore. Muore al lavoro. Muore di lavoro.

Testo di Stefano Seproni, regia di Stefano Seproni e Claudio Beghelli.

ContaminAzioni

martedì 6 luglio 2010

Compagnia: Artemeco

La teatralità si contamina con la danza, il canto, la musica. Contaminata è anche la vita della società: falsi miti costellano i nostri ideali, le generazioni faticano a incontrarsi, l’immaginazione viene spogliata di ogni sua fantasiosa capacità di emozionare e contrapposta alla concretezza di un mondo in produzione. Cosa resterà?

Liberamente tratto da “Oceano Mare” di Alessandro Baricco. Testo e regia di Loris Rampazzo, musiche di Anna Grendene e Sara Gramola.

Alla ricerca di Maciste

martedì 20 luglio 2010

Compagnia: Cantine Teatrali Babele

Primavera del 1958, negli studi di una lanciatissima Cinecittà il celebre regista Eduardo Boschi sta effettuando la proiezione di prova del film “La Didone Abbandonata”; ma qualcosa va storto e tutti i personaggi, guidati da un’improbabile troupe, si trovano catapultati nelle più famose pellicole di quegli anni. È sogno o finzione, magia oppure soltanto cinema?

Testo di Cantine Teatrali Babele, regia di Stefano Fiordaliso e Davide Giovannini. Musiche di Anna Grendene e Sara Gramola.

DJ set

Astrid

martedì 15 giugno 2010

Silva

martedì 15 giugno 2010

Barbarella

martedì 22 giugno 2010

Immaginate se Woodstock fosse stato in scandinavia con protagonisti gli AC/DC e con le Triumph al posto dei furgoni Volkswagen e otterrete il DJ set made in Barbarella... il blues si fonde con l’hard e lo scan rock!

Roger

giovedì 24 giugno 2010

Pess

martedì 29 giugno 2010

Ale Mod

martedì 29 giugno 2010

Sammy Brat

martedì 6 luglio 2010

Buzz

martedì 13 luglio 2010

Maick

martedì 13 luglio 2010
Foto: Stefano Jallad

L’esordio nel 1995 come DJ “autodidatta” con attrezzature di fortuna, iniziando già con il genere hip-hop americano. Dopo svariate esibizioni in piccoli locali e feste private approda alla discoteca Nord-Est di Caldogno (VI) affiancato a DJ Lele, con frequenti sessions, accomunando hip-hop, funk e r&b. È una formula che gli permette di avviarsi ad un target decisamente più alto, avvicinandosi a DJ Ciso lavorando nella discoteca Palladium di Torri Di Quartesolo (VI).

Dopo varie jam effettuate anche al di fuori del Veneto (Bologna, Milano, Verona, Torino) collaborando con personaggi affermati come DJ Villari, Gente Guasta, Fritz The Cat, DJ Skizo e Alien Army, Uomini Di Mare, DJ Zeta. Nel 2000 (senza tralasciare l’hip-hop) inizia una contaminazione musicale nell’ambito crossover e nu-metal introducendosi come DJ in band quali 74 Noisy Quartet (hard groove, da Vicenza), Kill Greenhorn (nu-metal, da Vicenza) e Folder (crossover, da Bologna).

Proprio con i Folder incide un CD nel 2005, distribuito tra l’altro in Giappone con risultati ottimi, e di conseguenza gli permette di girare in lungo e largo l’Italia con qualche trasferta in Austria e Inghilterra.

Chiusa la parantesi con i Folder prosegue le sue esibizioni spaziando sempre tra l’hip-hop e il rock.

Esposizioni

Mirko Morello

Da giovedì 10 giugno 2010 a domenica 20 giugno 2010

Mirko Morello nasce a Monselice (PD) nel 1983 e vive attualmente a Padova. Nel 2001 consegue il diploma di Maturità d’Arte Applicata all’Istituto Statale d’Arte Pietro Selvatico nella sezione di Decorazione Plastica e si diploma nel 2007 in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Versato nell’utilizzo di tutti i materiali tradizionalmente connessi all’arte scultorea e particolarmente dedito alla lavorazione del marmo e del legno, non disdegna l’uso dello stagno e di sostanze sintetiche come la resina, impiegando la propria propensione per il disegno soprattutto nelle prime fasi dell’atto creativo. Al di fuori dell’arte scultorea per via di levare, Mirko Morello trasferisce anche alla tecnica fotografica il concetto di liberazione delle forme dalla materia inerte e si proietta così all’interno della propria opera sfruttando il potere riflettente di alcune superfici o di liquidi come acqua e vernici sintetiche.

Eleonora Musoni

Da lunedì 21 giugno 2010 a domenica 4 luglio 2010

Eleonora Musoni nasce a Milano nel 1978. Coerentemente con le sue propensioni artistiche si iscrive alla sezione di grafica pubblicitaria presso l’Istituto d’Arte “Paolo Toschi” di Parma diplomandosi nel 1997. Nel 1999 prosegue iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’urgenza produttiva e il fervore creativo che caratterizzano l’artista, la faranno precocemente propendere verso un’immediata attività espositiva in seguito alla quale interrompe gli studi così da potersi dedicare completamente alla promozione e diffusione della propria ricerca artistica attraverso eventi personali e collettivi allestiti in tutta Italia.

La ricerca che Eleonora persegue nelle sue tele affonda la sua origine in un indagine introspettiva tanto di sé stessa quanto dei soggetti che ripropone e rappresenta. I suoi personaggi riproposti in maniera intensamente espressiva attraverso un uso sapiente del chiaroscuro, spinto talvolta alle sue estreme valenze, permettono all’artista di scolpire su tela volti e corpi la cui plasticità forte risulta sintomatica di una altrettanto forte e vitale tempra interiore. Istintivamente votata al bello, Eleonora rielabora e “reimpasta”, nei soggetti umani che incontrano il suo favore ed interesse, valenze tanto emotive quanto materiche, riconsegnandoci corpi e volti perfetti, sguardi e pose di un intensità profonda talvolta ammiccante e sensuale. I suoi protagonisti sottratti al mondo e allo scorrere del tempo, fissati ed immortalati sulla tela, assurgono a noi come dei d’immortale bellezza.

Stabilitasi da diversi anni nel vicentino prosegue la sua ricerca artistica in qualità di pittrice, decoratrice e restauratrice.

Sara Lando

Da lunedì 5 luglio 2010 a domenica 18 luglio 2010
Foto: Sara Lando

“La mia base è a Bassano del Grappa, ma ho sempre la valigia pronta.

Mi piacciono le persone, mi spaventa la gente.

Mangio tutti i miei broccoli.

Sono poche le cose che non farei per riuscire a fare la foto che ho in testa ma non ho (ancora) ucciso nessuno per sbaglio.

Amo collaborare con persone che hanno entusiasmo per quello che fanno, anche quando non c'entra niente con la fotografia.

Non ho problemi a condividere quello che so, ma non faccio i compiti per casa per gli altri.

Dormo poco, faccio foto”.

Decametrocubo

Da lunedì 19 luglio 2010 a giovedì 29 luglio 2010

“Da che mi ricordo, ho sempre trafficato con quello che mi capitava di avere a disposizione, fossero matite, terra, mestoli, colla, sassi, uova o un paio di forbici.

E mi firmo decametrocubo perché penso che dieci metri cubi rendano bene la misura di quell’ideale volume d’aria che di solito viene chiamato il proprio spazio vitale, quello di cui normalmente ci si accorge solo quando qualcuno lo invade.”